mercoledì, 11 Marzo, 2026

Trump e Putin riallacciano i rapporti per tenere a freno i mercati mentre il caos iraniano continua

Di fronte al picco delle borse di lunedì è dovuto intervenire direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump buttando sul tavolo un paio di dichiarazioni per iniettare fiducia in tempi rapidi prima che l’Europa sprofondasse.

Tre volte Trump ha cantato, “ça va sans dire”, mentre era impegnatissimo a dirigere il mondo libero alla guerra dal suo golf club di Miami, il Trump National Doral.

Da qui Trump ha concesso la prima conferenza stampa dall’avvio delle operazioni militari e una intervista alla Cbs. Infine si è dato alla politica domestica incontrando i deputati repubblicani.

Sulla guerra, alla Cbs ha detto:

“Penso che la guerra con l’Iran sia praticamente conclusa. Finirà presto. Gli Stati Uniti sono molto più avanti rispetto al periodo di 4-5 settimane. Non hanno navi, non hanno comunicazioni e non hanno l’aeronautica”.

Ai deputati repubblicani ha parlato di

“escursione a breve termine. Sentivamo di doverla fare per sbarazzarci di qualche maschio. Penso che vedrete che sarà un’escursione a brevissimo termine. Fin qui tutto bene: non molleremo finché il nemico non sarà totalmente e decisamente sconfitto. Siamo più determinati che mai a raggiungere la vittoria finale. In un certo senso abbiamo già vinto, ma non abbastanza. Stiamo colpendo dove l’Iran produce i droni. Ci siamo liberati dell’80% dei siti missilistici iraniani”.

In conferenza stampa ha difeso l’operazione militare.

“Potremmo colpire la produzione elettrica ma non vogliamo farlo. Abbiamo lasciato alcuni target nel caso in cui avevamo bisogno di colpire. Teheran poteva minacciarci, il regime voleva proseguire con il programma nucleare. Gli iraniani volevano attaccarci, ci avrebbero attaccato, se non avremmo agito noi. Se non li avessimo colpiti avrebbero conquistato il Medio Oriente, perché volevano distruggere Israele. Siamo molto vicini alla fine”.

La narrazione trumpiana di un Iran distrutto e già inoffensivo, è smentita in poche ore dai missili iraniani che continuano a cadere sui paesi del Golfo e del mediterraneo orientale (la Turchia ha colpito un missile diretto verso Cipro).

Infatti le esternazioni presidenziali sulla guerra già vinta sono cose già sentite. Il primo maggio 2003 l’allora presidente degli Stati Uniti volò da Washington D.C. alla California per raggiungere la portaerei Uss Abraham Lincoln (primo presidente in carica ad atterrare su una portaerei) dove tenne il discorso della vittoria dopo sei settimane di guerra in Iraq.

Per la verità Bush anticipò agli americani e agli alleati anche le difficoltà del dopoguerra anche se qualche entusiasta dell’amministrazione repubblicana decise di appendere sul ponte di comando della Lincoln lo striscione con su scritto ‘Missione compiuta’ (mission accomplished).

Inutile dire che dopo 23 anni è quella l’immagine rimasta agli atti della storia umana. E per questo motivo le parole di Trump sulla guerra hanno contribuito poco all’iniezione di fiducia necessaria ai mercati.

Poi Trump ha continuato a parlare dicendo che al campo da golf di Miami si sta veramente occupando delle sorti del mondo libero e, per questo, ha fatto una telefonata al suo omologo russo Vladimir Putin.

A quel punto sono scattati campanelli e cori angelici perchè questa è notizia di cui i mercati avevano bisogno: la Russia si è impegnata a fornire petrolio a quelli che Putin definisce “partner affidabili” in Asia, nel Pacifico e in Europa orientale.

Putin, perchè forse veramente il mondo va al contrario, diventa così elemento stabilizzatore dei mercati. In cambio Trump si è offerto a fare da megafono a Putin per l’ennesimo torvo messaggio agli alleati europei: chiudere la guerra e riconoscere l’avanzata russa.

In offerta speciale anche la ripresa di contatti bilaterali stabili con Mosca, al palo da due mesi. Il venditore Trump ha fatto il suo lavoro.

La risposta è arrivata a stretto giro alla ripresa delle attività delle borse dell’Estremo Oriente: Tokyo (+2,88%), Seul (+5,3%), Hong Kong (+2%), Shanghai (+0,65%), Shenzhen (+1,8%) e Mumbai (+0,5%).

L’apertura delle borse europee ha mostrato apprezzamento alle parole di Trump: Milano (+2,2%), Madrid (+3,2%), Francoforte (+2,6%), Parigi (+2%) e Londra (+1,8%). Petrolio e gas ampiamente in calo (tra 86 e 90 dollari al balire il petrolio e -6% del gas). L’oro in risalita a 5.175 dollari l’oncia.

Trump ha parlato. Putin si è manifestato. I mercati son serviti…

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