domenica, 9 Gennaio, 2022

E’ morto l’ex deputato Nicolò Cuscuna

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Storico esponente della destra casertana, nel 1995 presentò una proposta di legge per istituire l’Università di Caserta ‘Ferdinando IV’

E’ morto a 69 anni Nicolò Cuscuna. Quando a Caserta si sente il nome di Cuscunà non si può evitare, per riflesso mentale, di pensare al Movimento Sociale Italiano e alla destra casertana di cui Nicolò Cuscunà è stato punto di riferimento imprescindibile per decenni.

Nato in Calabria a Villa San Giovanni è a Caserta che Cuscunà ha trovato la sua ‘ragion d’essere’ umana e politica. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti diventa docente di storia dell’arte. Fin da giovane scoppia la passione politica, diventa un militante e sostenitore del Msi e, nelle sue liste, viene eletto al consiglio comunale di Caserta.

Tanto apprezzato da diventare un punto di riferimento per una intera generazione di giovani della destra negli anni in cui la destra missina viveva in uno stato di ‘minorità democratica’ da cui sarebbe uscita solo con la fine della prima repubblica e la svolta di Fiuggi.

A Cuscunà è riuscito di essere eletto anche in Parlamento alla Camera dei Deputati (obiettivo che tanti hanno coltivato e coltivano ‘vuoto a perdere’), dove sedette durante la XII legislatura, dal 12 aprile 1994 all’8 maggio 1996. Esperienza breve conclusasi con la caduta del primo governo Berlusconi, dopo la spaccatura con la Lega Nord di Umberto Bossi, che favorì la vittoria alle politiche del ’96, di Romano Prodi e del fronte progressista. Quattro le proposte di legge che Cuscunà presentò, come primo firmatario, alla Camera: ‘Norme per la tutela dell’edilizia e dei siti di interesse storico, artistico ed ambientale’, ‘Istituzione delle cattedre di metodologia e didattica e di tirocinio negli istituti e nelle scuole magistrali’, ‘Norme sulla riabilitazione per mezzo del cavallo e istituzione dell’Albo professionale nazionale dei tecnici ippoterapeuti’ e la più significativa, quella che mirava ad istituire a Caserta l’Università degli Studi Ferdinando IV di Borbone (oggi Università della Campania Luigi Vanvitelli).

L’unica esperienza di cui probabilmente Nicolò Cuscunà si è pentito è stata quella al vertice dell’Acms, l’azienda provinciale del trasporto urbano. Con il consenso del centrodestra fu scelto dal presidente della provincia Riccardo Ventre come presidente del Consiglio di Amministrazione di quello che era, a tutti gli effetti, un carrozzone pubblico. Di questo Cuscunà se ne era abbondandemente reso conto quando il centrosinistra lo rimosse dal vertice. Dopo poco il fallimento e la liquidazione, che hanno creato un vulnus logistico fondamentale per l’intero territorio provinciale. Forse troppo ingiustamente venne incluso nel gruppo dei colpevoli di quel crack aziendale e spesso, negli anni successivi Cuscunà è intervenuto per ‘difendersi’.

Come per la maggior parte dei missini, dopo la svolta di Fiuggi e la fine di Alleanza Nazionale, l’evoluzione politico-culturale di Cuscunò lo ha portato sul fronte dei ‘moderati’ del centrodestra e negli ultimi anni aveva ritrovato la voglia di partecipare a battaglie civiche e politico-culturali nell’alveo del centrodestra. Lascia la moglie Alberta Farina e i figli Giuseppe Antonio (che ha ereditato la passione politica del padre), Rossella Anna e Francesca Paola.

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