lunedì, 9 Marzo, 2026

E il decimo giorno, la borsa si incazzò davvero. La guerra di Trump e Netanyauh va avanti senza chiarezza e i mercati iniziano a ribollire: ora l’Iran vale quanto l’Ucraina

Il decimo giorno di guerra inizia con la peggiore delle notizie possibili: le borse asiatiche sono crollate e quelle europee mostrano segni di disfacimento grazie alla guerra in Iran voluta dal premier israeliano Netanyauh e dal presidente americano Trump.

Non è la guerra in sé a squietare i mercati. Sono in corso decine di conflitti, micro e macro, e la borsa cresce ugualmente. Quello che inquieta i mercati, nel caso dell’Iran, è la mancanza di chiarezza dei due paesi aggressori, Israele e Stati Uniti che si sono dimostrati indubitabilmente preparati alle tecniche dell’assassinio a distanza e della guerra aereo-missilistica ma non hanno ancora capito come sbrogliare la matassa che hanno creato.

Perchè il successore dell’Ayatollah Khamenei, ucciso nelle prime ore del conflitto con un bombardamento strategico mirato, è stato scelto anche ufficialmente (il figlio Moqtaba), e né le guardie rivoluzionarie né i pasdaran sembrano intenzionati a mollare la nuova monarchia teocratica iraniana. Il popolo iraniano non offre alcuno di quei segni caratteristici di un popolo pronto ad assaltare il regime.

Non si capisce, in effetti, Usa e Israele cosa hanno fatto in concreto per agitare il fronte interno iraniano. Hanno attivato politicamente i sostenitori del figlio dello Scià in esilio? Hanno contattato le cellule di opposizione al regime per chiedere un segnale politico e una leadeship laica e nuova? Hanno almeno armato qualche banda di sciammannati alla cieca (come in Afghanistan durante l’invasione sovietica)?

No, Trump e Netanyauh hanno bombardato e, sia chiaro a tutti, continueranno a bombardare. La risposta dei bombardamenti è una non risposta e, dopo dieci giorni, la borsa presenta il conto.

Anche perchè, nel frattempo, il paese aggredito e annichilito (come Trump e Netanyah si sono subito, e ottimisticamete, messi a dichiarare), ha fatto quello puntava a fare: resistere e creare il caos politico (coinvolgendo gli stati della regione) ed economico (bloccando lo stretto di Hormuz).

Questa duplice combinazione, incerti benefici dalla strategia dell’aggressore e certi danni dalla strategia dell’aggredito, ci porta al primo vero segnale lanciato dai mercati ai due paesi promotori della campagna: serve una via d’uscita o dei correttivi finanziari per sedare i mercati in agitazione (come il rilascio delle riserve di petrolio da parte del G7 per contenere i costi in aumento).

A Tokyo il Nikkei 225 è sceso del 5,2% a a 52.728,72 (e ha in parte recuperato le perdite). Il Kospi in Corea del Sud è sceso del 6% a 5.251,87 punti. L’Hang Seng di Hong Kong ha perso l’1,6% (con 25.343,77 punti). Shanghai perde lo 0,7%, Taiwan il 4,4%. Si salva solo il mercato di Pechino che è politicamente piuttosto avvantaggiata dalle difficoltà occidentali.

Non è uno scenario da giovedì nera ma lo stop delle borse orientali agita anche i mercati occidentali: in apertura girano in rosso Parigi (-2,66%), Londra (-1,29%), Francoforte (-2,51%), Madrid (-2,97%) e Milano (-2,73%).

Il settore energetico sta messo peggio di tutti con i colpi assestati dall’alleanza Usa-Israele agli impianti di produzione e lavorazione del petrolio. Il greggio Wti e il Brent sono in rialzo del 30% e del 27% (sopra i 116 dollari al barile) mentre il gas naturale arriva a  64 euro. Prezzi rialzi che non si vedevano dal 2022, quando è cominciata la guerra in Ucraina.

Da oggi il conflitto iraniano vale quanto quello in Ucraina.

Ed è forse questo il fallimento più grande di Trump e Netanyauh.

Potrebbe interessarti anche

24 Marzo 2026

Referendum sulla giustizia: dalla classe ‘digerente’ agli sponsor inefficaci ecco i cinque motivi per cui la Meloni ha fatto flop

23 Marzo 2026

L’apocalisse può attendere. Trump ha dormito bene e annuncia al mondo: attacchi agli impianti energetici iraniani rinviati dopo colloqui “molto positivi” con Teheran

20 Marzo 2026

Se ne è andato anche Umberto Bossi. Per gli smemorati: breve storia dell’uomo che inventò il mito della Padania per dare voce al malcontento del Nord. Fu il primo a sdoganare il ‘vaffanculo’ e cambiò la politica italiana